Per questo approfondimento abbiamo deciso di provare due uvaggi che hanno reso la nostra regione famosa in tutto il mondo e che rappresentano tuttora, nell'immaginario collettivo, due pietre miliari nel panorama vinicolo. Parliamo del Vintage Tunina, proposto da Jermann a partire dal 1975, e del Terre Alte, prodotto da Livio Felluga a partire dal 1981. Queste due aziende hanno rivoluzionato l'immagine e la storia vinicola della nostra regione, comportandosi da precursori per ciò che sarebbe poi stato il Friuli enologico e proponendo alcuni vini che hanno superato la prova del tempo rimanendo tuttora ai vertici nazionali e non solo.
Jermann – Vintage Tunina 2012
Prodotto con uve: Sauvignon, Chardonnay, Ribolla Gialla, Malvasia Istriana, Picolit
Naso: sorprende la forza espressiva e la facilità con cui si possono distinguere le componenti del blend. Note piuttosto vegetali, tipiche del vitigno sauvignon, emergono pungenti in una fase iniziale, seguite da spiccate sensazioni di frutta matura riconducibili allo chardonnay. Questi due vitigni, non sempre facilmente conciliabili, vengono legati abilmente dal ricorso alla malvasia, le cui note floreali e rustiche conferiscono profondità ed equilibrio ad un olfatto che risulta incredibilmente complesso, pur riuscendo a mantenere una pulizia ed un'eleganza davvero sorprendenti.
Bocca: vino estremamente continuo, armonico ed elegante. Si riscontrano sensazioni simili a quelle percepite al naso, laddove ad un primo impatto emerge nuovamente una sensazione vegetale piuttosto tipica del sauvignon. Successivamente, sopraggiunge una sensazione di enorme apertura e si riscontrano note morbide e fruttate, accompagnate da un corpo molto carico, imponente e minerale. Il ricorso al passaggio in legno è magistrale e aumenta la complessità di questo vino, senza mai risultare invasivo. Nonostante la struttura sia piuttosto accentuata, si riesce a percepire in ogni fase una notevole eleganza che pone il Vintage Tunina una spanna sopra a quei prodotti che, quando sono imponenti, non riescono a spiccare per raffinatezza. E' indispensabile soffermarsi sul finale che regala questo vino, caratterizzato da sensazioni morbide, quasi dolci, dovute all'utilizzo nel blend di una piccola quantità di uve picolit, sopraffatte quasi immediatamente da note rustiche che danno vita ad una persistenza piuttosto balsamica, con ricordi di eucalipto.
Livio Felluga – Terre Alte 2012
Prodotto con uve: Friulano, Pinot Bianco, Sauvignon
Naso: l'impatto olfattivo è davvero ammaliante, incredibilmente riconoscibile. Emergono sentori caramellati, di frutta disidratata, di miele e pasticceria. I vitigni non sono fortemente riconoscibili ma risultano armonizzati in maniera ineccepibile, creando una continua percezione di morbidezza e di sensualità. Possiede una forza espressiva notevole, che non si esaurisce dopo pochi attimi e, nonostante sia caratterizzato da note piuttosto morbide e cremose, non risulta affatto piacione.
Bocca: le sensazioni morbide si ripetono al palato. Si percepiscono infatti piacevoli ricordi di uva passa e frutta candita che donano rotondità ad un vino che risulta pieno, ampio ed intrigante. La sua struttura non è imponente, non vi sono picchi di intensità tali da risultare fuori posto. Si tratta comunque di un prodotto molto equilibrato, poiché si può apprezzare il contrasto tra alcune note grasse, che riempiono le guance, ed altre maggiormente acide che conferiscono al prodotto una beva davvero fuori dal comune ed una pulizia stilistica notevole. Il Terre Alte è capace di sorprendere in ogni sua fase, specialmente in quella finale in cui si percepisce un ricordo dolce, riconducibile al miele ed alla crema pasticcera, che risulta ancora incalzato da sferzanti punte citrine.
Considerazioni finali: entrambi i vini risultano superlativi e degni della loro fama. Non ci apprestiamo a confrontarli per segnalare un potenziale vincitore, bensì a rimarcare alcune peculiarità che li caratterizzano e li differenziano. Partiamo, come nella recensione, dal Vintage Tunina. Ci ha colpito particolarmente la mineralità di questo prodotto, a tratti davvero incisiva, che supporta questo vino in ogni momento. Abbiamo potuto distinguere, in bocca, due fasi piuttosto distinte e riconoscibili fra loro: la prima appare maggiormente morbida e fine; la seconda risulta invece più legata ad una sensazione rustica e “territoriale”. Il corpo di questo vino, come detto, è piuttosto imponente e questo non facilita la beva, tuttavia può risultare un pregio poiché l'abbinamento risulta molto vario ed esteso, rendendolo dunque un prodotto “a tutto pasto”. Ciò non è analogamente riscontrabile nel Terre Alte, le cui note particolarmente morbide lo rendono meno semplice da abbinare ma aprono le possibilità ad un suo utilizzo in un contesto meditativo, lontano da tavola, laddove la sua beva semplice ma ricca di emozioni può risultare un grande punto di forza. Questo blend di Livio Felluga, inoltre, risulta essere estremamente immediato, intrigante ed affascinante, quasi femminile nei suoi tratti più seducenti e coinvolgenti.
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