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Tradizione, Teroldego e Trentino: con Dorigati alla scoperta della Piana Rotaliana

Il rapporto che lega il vignaiolo alla propria terra è assoluto. Per esplorare la Piana Rotaliana ed il suo Teroldego mi sono affidato a chi questo vitigno lo coltiva con passione e con rispetto da cinque generazioni. Michele Dorigati mi accompagna alla scoperta della sua cantina.

La cantina della famiglia Dorigati è attiva a Mezzocorona dal 1858 e, come detto, Michele ne rappresenta oggi la quinta generazione. Mezzocorona è situata nel cuore della Piana Rotaliana, una pianura alluvionale che nasce grazie ai detriti rilasciati dal torrente Noce, proveniente dalla Val di Non, che ospita oggi 400 ettari destinati al Teroldego Rotaliano. “Piana Rotaliana per noi è Teroldego” mi spiega Michele. “Parliamo del principe dei vitigni autoctoni in Trentino, il più importante per la mia azienda. Pur producendo anche altre qualità, il core business si focalizza sul Teroldego”.

Nonostante il Trentino nel panorama vitivinicolo sia oggi conosciuto maggiormente per il Trentodoc e per i suoi bianchi, il Teroldego è il vitigno della tradizione, l’uva con la maggiore identità e potenzialità di sviluppo, oltre che di invecchiamento. Mi conferma Michele: “Il Teroldego è la prima DOC del Trentino, a mio modo di vedere la più importante e la più versatile: dalle sue uve si possono ricavare vini novelli eccelsi fino ad arrivare alle riserve. Qui nella Piana si stanno producendo delle ottime riserve, con una longevità impressionante. Forse è un prodotto che non si è ancora espresso davvero in termini di mercato, non è conosciuto come meriterebbe e di questo mi dispiace”.

Mappa storica della Piana Rotaliana. Al centro il comune di Mezzocorona.

La Piana Rotaliana, proprio per la sua origine alluvionale, ha mantenuto un terroir eterogeneo. Infatti a seguito delle bonifiche la Piana si è trasformata in un luogo perfetto per la coltivazione delle viti.
L’unione delle opere di bonifica con ciò che aveva trascinato a valle il fiume ha creato un terreno che è sì di pianura, ma ricorda molto quello della collina. Sotto ad uno strato di terra si trovano subito i ciottoli. Puntiamo ad esaltare queste differenze che sono riconducibili al terroir nei nostri vini. Il nostro obiettivo è di farle risultare da un prodotto all’altro. Ne produciamo tre tipologie, la versione classica, la riserva storica Diedri e l’ultima arrivata, la riserva del fondatore Luigi che proviene da un vigneto con caratteristiche particolari, la Vigna Sottodossi”.

Una selezione di bottiglie della cantina Dorigati: a sinistra Methius, a destra Luigi.

Se il Teroldego rappresenta la tradizione e il business principale per la famiglia Dorigati, non possiamo certo dimenticare una delle espressioni più alte e complesse del Trentodoc: il Methius. “Un progetto nato nel 1986 e basato sull’alta qualità, puntando su un prodotto intrigante, complesso e corposo”. Quando all’epoca si puntava maggiormente sullo spumante da aperitivo, Dorigati ha scelto di valorizzare un Trentodoc strutturato, a tutto pasto. Una riserva basata su uve Chardonnay e Pinot Nero, cinque anni sui lieviti per un prodotto che punta fortemente sulla corposità e sulla struttura, ma anche sulla rotondità e sulla morbidezza. La produzione è limitata a circa 15.000 bottiglie.

P.C.

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