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Radikon – Pinot Grigio 2011

Moda o vera passione? Spesso abbiamo avuto modo di discutere tra di noi, ma anche con persone esterne legate anch’esse alla nostra grande passione per il vino, sul ruolo che stanno conquistando i cosiddetti “Orange Wines” nell’immaginario collettivo. Tra chi lo fa per scelta, e lo fa da moltissimi anni, e chi lo ha iniziato a fare da poco, a volte si crea confusione. Macerazioni, filtraggi, tecniche di produzione alternative, questioni legate alle temperature e al loro controllo. Si potrebbe aprire una parentesi infinita, ma ciò che conta è che esistono alcune realtà produttive nella nostra regione che sono capaci di dar vita a vini di altissima qualità, sfruttando al meglio le peculiarità della propria zona, in maniera alternativa. Vi diranno che producono il vino alla vecchia maniera, come andrebbe fatto: voi ascoltate, apprezzate la grande bellezza della diversità di opinioni, fondamento cardine di una società come la nostra. Infine giudicherete, se lo vorrete, portando sempre grande rispetto per chi, come Stanislao Radikon, da anni nei pressi di Oslavia produce vini macerati e non filtrati degni di un applauso, un inchino e una levata di cappello. Abbiamo provato, per tutti i nostri lettori, quella che osiamo definire una vera emozione dentro una bottiglia di vetro: il Pinot Grigio (chiaramente ramato) in annata 2011. I fuochi d’artificio nella più limpida delle notti di San Silvestro non sono nulla in confronto all’esplosione di sensazioni olfattive e gustative che si può incontrare in un calice di questo vino.

Naso: prodotto di una personalità fuori dal comune, che si percepisce fin dal primo istante. L’analisi olfattiva di questo vino ne rivela la complessità: emergono in maniera piuttosto decisa note di pompelmo rosa, melograno, fragola di bosco e ciliegia, unite a sensazioni floreali, di roccia umida e di cera di candela.

Bocca: ci si rende conto di essere al cospetto di un grande vino appena lo si degusta. Risulta sorprendentemente continuo, laddove spesso i vini macerati e non filtrati risultano leggermente piatti o, per lo meno, piuttosto monocorde. In questo caso invece emergono sensazioni particolarmente vive, legate a note di frutta quali quelle che si distinguono all’analisi olfattiva. Mantiene una leggera acidità che stimola la beva e non lo rende particolarmente pesante, sebbene trattandosi di un Orange Wine non ci si può aspettare un’agilità particolarmente degna di nota.

Considerazioni finali: tra i macerati e non filtrati, siamo senza dubbio di fronte ad un prodotto molto riuscito, ricercato, raffinato. Notevole il colore, di un ramato tendente al bruno che stimola l’immaginario visivo fin dal primo istante in cui viene versato. Ci sentiamo in difficoltà a descrivere oggettivamente un prodotto così intenso e legato a doppio filo alla dicotomia “piace – non piace” che caratterizza questa tipologia di vini. Ad un cliente amante degli Orange Wines questo prodotto può risultare eccellente e ricco di spunti, un vino da meditazione per certi versi ma capace di esulare da quel contesto ristretto, una creatura decisamente versatile.

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