L'azienda agricola Kante è un'azienda piuttosto nota nel panorama regionale e nazionale, situata nel Carso triestino in località Prepotto. La produzione è piuttosto varia, laddove a vitigni autoctoni si affiancano alcuni vitigni internazionali tra i quali è impossibile non menzionare lo chardonnay riserva “La Bora di Kante”, di cui potete trovare una recensione nel blog. Tra gli autoctoni, sono famose la vitovska, la malvasia ed il terrano. Abbiamo deciso di provare proprio questa uva a bacca rossa, simbolo vitivinicolo del Carso, rinomato per il colore violaceo intenso e l'acidità tipica, andando a recensire l'edizione 2009. Questo vino subisce un processo di macerazione davvero lungo, attorno alle tre settimane, e viene fatto affinare per circa tre anni in botti di rovere. Il vino inoltre, come tradizione dell'azienda, non viene filtrato.
Naso: molto caratteristico, con sensazioni a tratti davvero marcate. Si notano ricordi di frutti di bosco e vivaci note di ciliegia, che spaziano all'interno di uno spettro sufficientemente ampio dove si percepiscono, oltre alle sensazioni fruttate, alcuni ricordi leggermente balsamici.
Bocca: rispecchia le caratteristiche organolettiche tipiche del vitigno, senza tuttavia insistere su note particolarmente marcate che possono risultare fastidiose. Si mantiene infatti fresco ed agile, risultando a tratti davvero di piacevole beva, cosa che non sempre ci si può attendere da un vino rosso. In entrata, il vino si presenta con alcune punte morbide, lasciando poi spazio a note fruttate piuttosto ampie, con ricordi di ciliegia che spiccano in maniera più marcata. Dotato di un corpo non particolarmente strutturato, questo terrano risulta piuttosto godibile e agile, aspetto che permette di goderne senza risultare in alcun modo appesantiti. Il passaggio in legno viene sfruttato in maniera molto efficace e, oltre ad ampliare le sensazioni percepite, riesce a rendere maggiormente elegante il prodotto. Si può infatti notare una punta vanigliata in uscita, che rende decisamente meno intensa l'acidità ed il tannino che, pur essendo una caratteristica tipica del vitigno, possono risultare aggressive e non sempre apprezzate. In chiusura, si fa notare un ricordo speziato piuttosto avvincente che lascia poi il posto ad una persistenza ampia e fruttata.
Considerazioni finali: vino decisamente interessante, che riesce a mantenere le caratteristiche organolettiche del vitigno senza stravolgerle, come può accadere invece quando non si effettua la filtrazione. Un vino che rispecchia il territorio del Carso, aspro e impervio, duro ma leale. L'acidità ed il tannino sono comunque spiccati, seppur intelligentemente mitigati e levigati dal passaggio in legno, e giocano un contrasto particolare con la struttura non particolarmente intensa e il corpo a tratti molto snello. Prodotto che si abbina benissimo con formaggi freschi o stagionati, così come con piatti di carne tipici della zona.
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