Per la prima di una (speriamo) lunga serie di incontri con le aziende vinicole regionali, ci siamo messi in contatto con uno dei giovani produttori emergenti nel panorama regionale, Andrea Drius. La sua azienda, Terre del Faet, ha sede in località Pradis, sul Collio Goriziano. In passato abbiamo potuto provare la sua Malvasia 2014, di cui trovate una recensione singola all'interno del blog. Oggi vogliamo proporvi questo nuovo format, che ci permette di approfondire il lavoro e soprattutto le persone che rendono il mondo del vino regionale così speciale.
L'azienda
La tradizione contadina della famiglia risale agli anni Cinquanta, quando sia i nonni paterni che quelli materni di Andrea lavoravano come mezzadri. I nonni materni riuscirono successivamente ad acquistare una parte dei terreni che coltivavano nella zona di Pradis, dedicandosi per anni alla viticoltura finalizzata alla produzione di vino sfuso, principalmente nella varietà autoctona del Tocai Friulano. Questo fatto è molto importante, poiché tuttora Andrea ha una grandissima passione per questo vitigno e lo considera, senza nemmeno pensarci troppo, il suo preferito. Il 2008 è stato un anno molto importante per l'azienda, poiché Andrea si è inserito iniziando a sperimentare con i vigneti di proprietà della famiglia, mirando ad ottenere le prime bottiglie. Qualche anno più tardi, nel 2011, è stato da lui avviato il processo di trasformazione completa dell'azienda verso la produzione di vino di qualità e dell'imbottigliamento per la commercializzazione.
Il territorio e i suoi vitigni
Andrea è decisamente legato alla sua terra d'origine, e la sua valorizzazione è un obiettivo importante che ha deciso di prefiggersi. Non si identifica soltanto con ciò che è la tradizione vitivinicola della sua terra, ma si ritiene davvero privilegiato a poter sfruttare un terreno così vocato per il vino. Sotto questo punto di vista, Andrea è fiero di coltivare e produrre quei vitigni che hanno una tradizione radicata nella storia produttiva del Collio, infatti i vigneti che ha ereditato e su cui lavora sono vigneti di Tocai Friulano, Malvasia e Pinot Bianco. Si può notare come essi rispecchino ciò che da moltissimi anni si coltiva in questa zona del mondo, specialmente per quanto riguarda i due vitigni autoctoni Friulano e Malvasia. Andrea ci spiega come non sarebbe mai capace di rinunciare a vitigni quali il Friulano e la Malvasia, poiché nella sua visione è impossibile rinunciare alla tradizione della propria terra. Rifiuta di accettare l'idea di seguire la moda di adattarsi a ciò che il mercato richiede, rinunciando a coltivare i vitigni autoctoni per favorire l'insediamento di vitigni attualmente più in voga. Ci spiega a tal proposito come sia totalmente inconcepibile per lui privarsi di vitigni “anziani”, rimpiazzandoli con vitigni giovani soltanto per seguire l'andamento commerciale del mercato vinicolo, poiché si ritroverebbe a lavorare con uve molto giovani e con vini incapaci di esprimere le potenzialità del vigneto e le caratteristiche peculiari del Collio.
Il vino e la sua filosofia
La sua volontà di rispettare le tradizioni e l'autenticità del territorio è rispecchiata dalla sua intenzione di proporre, quando sarà possibile, un uvaggio aziendale di vitigni autoctoni a bacca bianca, avvicinandosi filosoficamente a quella che da anni è stata la scelta di Edi Keber sul Collio Bianco. Andrea Drius condivide appieno questa scelta, e ce ne parla portando l'esempio di come il concetto stesso di Collio Bianco, al momento, sia un po' indefinito. Molti produttori infatti propongono un uvaggio con blend tra i più svariati e ritiene che questo non aiuti il consumatore, incapace di prevedere cosa aspettarsi. Secondo Andrea, il Collio Bianco dovrebbe rappresentare la scelta di un blend di vitigni a bacca bianca autoctoni (Friulano, Malvasia, Ribolla) mentre per gli uvaggi aziendali suggerisce di utilizzare nomi di fantasia. Questo alla lunga comporterebbe una riscoperta vera e profonda di ciò che veniva fatto in passato sul Collio, rispettando la tradizione e portandola verso il futuro senza perdere in alcun modo l'identità di questo uvaggio. Nel caso di Terre del Faet, Andrea ritiene che, almeno inizialmente, la base sarà quella di una commistione tra il Friulano e la Malvasia, con i quali ha già iniziato a sperimentare. Attualmente, infatti, propone un Tocai Friulano selezione (prodotto in quantità davvero limitata) che contiene una piccola percentuale di Malvasia il cui risultato è davvero ottimo al momento. Si tratta, a nostro modo di vedere, di un'ottima base di partenza per l'uvaggio che sarà in grado di dare ad Andrea soddisfazioni ancora superiori nel giro di qualche tempo. Infine, nei suoi piani futuri, vuole proporre un vino rosso. Attualmente ha in lavorazione un Merlot, vendemmiato in annata 2014, tuttavia non esclude il ricorso ad altri vitigni a bacca rossa o l'eventualità di proporre un blend aziendale anche per la categoria dei rossi.
La figura del vignaiolo
Il vino, si sa, richiede un lavoro molto duro in campagna. Andrea Drius sostiene che un abile lavoro in vigna permetta di ottenere una base molto solida a cui far seguire un lavoro in cantina il meno invasivo possibile. Per questa ragione, egli ha scelto di seguire tutto il processo di crescita e di coltivazione delle proprie uve, cercando di proporre un prodotto che sia il più possibile biologico. Ci spiega come non voglia acquistare o affittare appezzamenti di terra troppo grandi per essere seguire individualmente, poiché reputa che il lavoro del vignaiolo sia fondamentale per avere le maggiori possibilità di ottenere la propria idea di vino. A tal proposito introduciamo l'argomento FIVI, ovvero il fatto che Terre del Faet rientri nel novero delle aziende iscritte alla Federazione Italiana Vignaioli Indipendenti. In primo luogo, è fondamentale esplicare quali siano i principi guida di questa associazione. Secondo FIVI, il vignaiolo è colui che produce un vino che ha un forte attaccamento al territorio. Egli coltiva la propria uva e segue tutto il processo, dalla campagna alla cantina, e questo permette di avere un vino la cui origine è certificata. Le fatiche del vignaiolo vengono ripagate quindi dai legami che vengono a crearsi dalla sua stessa figura, dipanandosi su vari ambiti: in primo luogo, egli difende il terroir mantenendo vive le tradizioni della terra in cui vive e lavora; in secondo luogo, il vignaiolo propone il vino che proviene da uve che ha visto nascere e crescere, pertanto ha potuto trasmettere tutta la propria identità e la propria idea di vino lungo l'intera filiera produttiva; in ultima analisi, è innegabile il rapporto diretto che si viene a creare con gli altri produttori che sposano questo progetto ed anche con i clienti stessi.
La produzione
Andrea è totalmente d'accordo con ciò che FIVI propone ed è molto felice di avervi aderito, poiché apprezza l'idea di lavorare seguendo dei principi flessibili ma che permettano di associare fin da subito il vino della sua azienda con il concetto di vignaiolo. Proprio seguendo la logica del vignaiolo, Andrea ci descrive l'importanza che ha per lui la possibilità di controllare il vino in tutte le sue fasi, sia in campagna che logicamente in cantina. Ci spiega quindi quale tipo di lavorazione subiscano i suoi vini una volta giunti in cantina. Egli fa ricorso a vasche di cemento o d'acciaio, per poi far eseguire al vino un passaggio in tonneau vecchie equivalente circa al 15-20% dell'intero processo. Questo concetto va inquadrato in quella che è la volontà di Andrea di ottenere vini piacevoli ma mai piacioni, vini che non strizzano l'occhio al commerciale ma che mantengano un'acidità molto bassa e alcune evidenti note morbide, che stimolino e rendano sempre piacevole la beva senza mai rinunciare alla caratteristica nota minerale che il Collio trasmette ai propri vini.
Degustazione
Come si è detto in precedenza, la produzione attuale di Terre del Faet comprende un Friulano, una Malvasia ed un Pinot Bianco che abbiamo potuto degustare assieme. Andrea inizia versandoci il Pinot Bianco e ci spiega come, per la prima volta in questi ultime due edizioni, sia riuscito ad ottenere un prodotto davvero in linea con quelle che erano le sue aspettative. Inizialmente, ci racconta, questo vino risultava troppo “ciccione”, cosa che Andrea adora poter riscontrare nel Friulano ma che gli sembrava appesantire troppo il Pinot Bianco. Attualmente constatiamo sia un prodotto di ottima fattura, risulta fruttato con ricordi di mela, pera, ananas, una nota morbidissima accompagna il prodotto in uscita lasciando il posto ad una punta leggermente amarognola. Supportato da un'eccellente mineralità, dotato di una beva davvero agile, risulta essere uno dei Pinot Bianchi più eleganti e complessi che abbiamo potuto provare in edizione 2014.
Segue la Malvasia, che si conferma davvero ottima e leggermente più evoluta rispetto alla versione che avevamo provato e recensito singolarmente sul blog. Logicamente, averla provata qualche mese più avanti ha aumentato alcune potenzialità espressive, ma per un'analisi più completa vi rimandiamo all'articolo qui presente.
Ultimo tra i vini del 2014 il Friulano, il fiore all'occhiello della produzione di Andrea, il suo vitigno preferito e maggiormente coltivato nei suoi possedimenti. Risulta davvero ben fatto, un vino di grande qualità, privo di difetti, molto bilanciato senza rinunciare ad avere una personalità davvero intrigante. Incisive le note tipiche del vitigno, con un finale ammandorlato molto elegante. Corpo minerale davvero interessante, che spicca senza mai prevalere, lasciando spazio a quelle note che Andrea ama definire “ciccione”, dettate da una morbidezza e da una rotondità di primissimo livello. Anche in questo caso la beva risulta molto agile. Notevolissime le potenzialità di invecchiamento, che constatiamo provando l'edizione 2013 e il Tocai Friulano selezione di cui accennavamo in precedenza. Alle sensazioni già riscontrabili nell'edizione 2014, si aggiungono note balsamiche al naso e una struttura che risulta leggermente più imponente, senza compromettere in alcun modo l'eleganza e la piacevolezza del prodotto.
Ci congediamo da Andrea, che è stato di un'ospitalità unica, dopo un pomeriggio davvero piacevole. Auguriamo il meglio per la sua azienda, giovane ma di grande prospettiva, guidata da un ragazzo con le idee molto chiare sul proprio futuro e sulle scelte che vorrà fare per la propria azienda.
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